Il 15% di rinnovabili. Ma il 15% di cosa?
È probabilmente questa la domanda più importante quando affrontiamo gli obblighi sulle fonti rinnovabili nelle ristrutturazioni importanti di secondo livello.
Perché il 15% non riguarda genericamente “le rinnovabili dell’edificio”. E soprattutto non comprende necessariamente tutti i servizi energetici.
Capire bene questo passaggio cambia il modo in cui leggiamo i risultati del software, ma soprattutto il modo in cui progettiamo.
Nella Technical Session del 9 settembre 2026 siamo partiti proprio da qui, lavorando poi su alcuni casi molto concreti: sostituzione dei serramenti, cappotto, edificio con caldaia, biomassa, pompa di calore aria-aria e possibilità di deroga.
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RED III – Ristrutturazioni importanti di secondo livello: quel 15% di rinnovabili
Nella replica trovi tutti i passaggi spiegati durante l’evento e gli esempi numerici utilizzati per capire come cambia la quota rinnovabile al variare delle soluzioni impiantistiche.
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Cos’è una ristrutturazione importante di secondo livello?
Prima del 15%, viene la classificazione dell’intervento.
Una ristrutturazione importante di secondo livello si verifica quando l’intervento interessa una quota significativa della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio senza ricadere nelle condizioni previste per il primo livello.
Il caso più immediato è l’intervento che interessa più del 25% e fino al 50% della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio.
Ma non è l’unico.
Ed è proprio qui che spesso nasce l’equivoco.
Se supero il 50% della superficie disperdente sono sempre in primo livello?
No.
Superare il 50% della superficie disperdente non significa automaticamente essere in presenza di una ristrutturazione importante di primo livello.
Per la classificazione deve essere considerato anche ciò che accade all’impianto termico.
Un intervento che interessa più del 50% della superficie disperdente ma che non comporta la ristrutturazione dell’impianto termico può rimanere una ristrutturazione importante di secondo livello.
Quindi non possiamo classificare l’intervento guardando soltanto la percentuale di involucro interessata.
Cambiare il generatore significa ristrutturare l’impianto?
Non necessariamente.
Impianto termico e generatore non sono la stessa cosa.
La sostituzione di una caldaia o di un altro generatore, considerata isolatamente, non significa automaticamente avere effettuato una ristrutturazione dell’intero impianto.
È un punto diventato ancora più importante con il nuovo Decreto Requisiti Minimi e con i successivi chiarimenti per gli operatori del MASE.
Quando si valuta una modifica sostanziale dell’impianto, bisogna guardare complessivamente ai diversi sottosistemi interessati.
Durante la Technical Session abbiamo richiamato tre elementi:
- intervento sull’emissione per oltre il 50% del volume riscaldato;
- intervento su oltre il 50% della rete di distribuzione;
- modifica sostanziale della generazione, con variazione superiore al 25% della potenza nominale originaria.
La classificazione deve quindi derivare dall’intervento nel suo complesso.
Questo è importante perché dalla classificazione dipendono anche gli obblighi sulle fonti rinnovabili che dovremo verificare.
Quali obblighi RED III deve rispettare una ristrutturazione importante di secondo livello?
Arriviamo al cuore della questione.
Per una ristrutturazione importante di secondo livello dobbiamo tenere distinti due obblighi:
1. copertura da fonti rinnovabili pari almeno al 15% dei consumi per riscaldamento e raffrescamento;
2. installazione della potenza elettrica minima da fonte rinnovabile prevista per questa categoria di intervento.
Sono due verifiche differenti.
Ed è importante non confonderle.
Il 15% di rinnovabili: il 15% di cosa?
Nella ristrutturazione importante di secondo livello il requisito del 15% di fonti rinnovabili riguarda i consumi complessivi per riscaldamento e raffrescamento.
Il riferimento è quindi:
QRHC
dove entrano i servizi di:
H = Heating, riscaldamento
C = Cooling, raffrescamento
Questo significa che il requisito non deve essere interpretato come un generico 15% dei consumi energetici dell’edificio.
E soprattutto c’è un servizio che qui non compare.
L’acqua calda sanitaria.
L’ACS entra nel calcolo del 15%?
No.
Nel calcolo dello specifico requisito previsto per la ristrutturazione importante di secondo livello entrano riscaldamento e raffrescamento, non l’acqua calda sanitaria.
Questa differenza è fondamentale.
In altre categorie di intervento siamo abituati a incontrare verifiche che comprendono anche il servizio di produzione dell’acqua calda sanitaria.
Qui invece il riferimento è QRHC.
Per questo bisogna sempre controllare quale quota rinnovabile stiamo leggendo nel software.
Il fatto che un edificio produca energia da fonte rinnovabile non significa automaticamente che quella produzione contribuisca al requisito che stiamo verificando.
Il solare termico per l’acqua calda sanitaria soddisfa il 15%?
Se il solare termico viene utilizzato esclusivamente per produrre acqua calda sanitaria, non contribuisce al soddisfacimento dello specifico 15% richiesto sul QRHC.
Può naturalmente avere altri effetti positivi sul bilancio energetico dell’edificio e contribuire ad altri requisiti.
Ma non risolve questo.
È un esempio molto utile per capire perché non basta guardare il valore complessivo di energia rinnovabile prodotto dall’edificio.
Bisogna chiedersi:
a quale servizio energetico è associata quella fonte rinnovabile?
Il fotovoltaico è obbligatorio nelle ristrutturazioni importanti di secondo livello?
Usiamo spesso la parola fotovoltaico per semplicità, ma la normativa richiede una potenza elettrica minima alimentata da fonte rinnovabile.
Il fotovoltaico è la soluzione che incontriamo più frequentemente, ma non è concettualmente l’unica tecnologia possibile.
Per gli interventi diversi dalla nuova costruzione il riferimento utilizzato per la potenza minima è:
P = 0,025 × A
dove A è la superficie considerata dalla normativa per questa verifica.
Quindi, in una ristrutturazione importante di secondo livello, dobbiamo ricordare contemporaneamente:
15% → QRHC → riscaldamento + raffrescamento
e
0,025 × A → potenza elettrica minima da fonte rinnovabile
Sono due obblighi distinti.
Cambiare i serramenti può far scattare gli obblighi RED III?
Sì. Ed è uno dei casi a cui prestare maggiore attenzione.
Pensiamo a un condominio nel quale la committenza chiede semplicemente di sostituire i serramenti.
Nell’esempio utilizzato durante la Technical Session abbiamo:
superficie disperdente complessiva = 2.050 m²
serramenti interessati = 620 m²
Facciamo il rapporto:
620 / 2.050 ≈ 30%
Abbiamo superato il 25%.
L’intervento può quindi ricadere nella ristrutturazione importante di secondo livello.
Questo significa che una pratica nata come “cambio serramenti” può comportare anche la necessità di affrontare gli obblighi sulle fonti rinnovabili.
Ed è evidente quanto questo cambi il rapporto con la committenza.
Il problema non emerge alla fine della Legge 10.
Deve emergere all’inizio del progetto.
Un cappotto può diventare una ristrutturazione importante di secondo livello?
Sì.
Prendiamo ancora un edificio con 2.050 m² di superficie disperdente complessiva.
Supponiamo di intervenire su 1.150 m² di pareti esterne.
La superficie interessata è circa il:
56%
Abbiamo quindi superato ampiamente il 25% e anche il 50%.
Ma attenzione al passaggio successivo.
Se non intervengo sull’impianto termico nelle condizioni che determinano il primo livello, il solo superamento del 50% dell’involucro non trasforma automaticamente l’intervento in una ristrutturazione importante di primo livello.
Posso essere ancora in secondo livello.
E se faccio il cappotto soltanto su una parte delle pareti?
Nel caso discusso durante l’evento, intervenendo indicativamente sulla metà dei 1.150 m² di pareti considerate nell’esempio arriviamo comunque a circa il 28% della superficie disperdente complessiva.
Siamo ancora sopra il 25%.
Anche un intervento parziale sull’involucro può quindi superare la soglia della ristrutturazione importante di secondo livello.
Questo è il motivo per cui la percentuale deve essere calcolata prima di classificare l’intervento, non intuita sulla base della dimensione apparente dei lavori.
Come raggiungere il 15% se l’edificio ha una caldaia?
Qui arriva il problema progettuale vero.
Immaginiamo un edificio riscaldato da una caldaia a gas.
La committenza ci chiama per intervenire sull’involucro e, facendo i conti, scopriamo di essere in una ristrutturazione importante di secondo livello.
Dobbiamo raggiungere il 15% sul QRHC.
Ma l’impianto esistente è una caldaia.
Che cosa facciamo?
La prima risposta non dovrebbe essere:
“Allora devo rifare tutto l’impianto.”
E nemmeno:
“Cerco di uscire dall’obbligo.”
La prima domanda dovrebbe essere:
quali soluzioni posso integrare nell’edificio per raggiungere il requisito?
Perché il solo fotovoltaico può non bastare?
Consideriamo un edificio riscaldato esclusivamente da una caldaia.
Per il servizio di riscaldamento l’energia elettrica assorbita può essere molto limitata: circolatori, ausiliari e poco altro.
Installare un impianto fotovoltaico significa produrre energia elettrica rinnovabile.
Ma se il servizio di riscaldamento utilizza pochissima energia elettrica, la produzione fotovoltaica non si traduce automaticamente in una grande quota rinnovabile attribuita a quel servizio.
Ecco perché bisogna capire cosa sta facendo il software.
Il fotovoltaico può essere obbligatorio per la verifica della potenza elettrica minima e, contemporaneamente, non essere sufficiente per raggiungere il 15% del QRHC.
Non c’è contraddizione.
Stiamo verificando due requisiti differenti.
Una pompa di calore aria-aria può aiutare a raggiungere il 15%?
Anche l’introduzione di una pompa di calore aria-aria reversibile può modificare la verifica.
Uno split reversibile può infatti contribuire al riscaldamento e introdurre contemporaneamente il servizio di raffrescamento.
E questo è particolarmente interessante perché il requisito che stiamo verificando considera proprio:
H + C
cioè riscaldamento e raffrescamento.
L’introduzione della macchina modifica quindi il bilancio energetico dell’edificio e può modificare sia i consumi complessivi dei servizi considerati sia la relativa componente rinnovabile.
Non possiamo però stabilire a priori che “uno split risolve il 15%”.
Dobbiamo modellare l’edificio.
La domanda corretta è:
quanto cambia QRHC introducendo questa soluzione nel mio caso specifico?
Devo rifare tutto l’impianto per rispettare la RED III?
No, non necessariamente.
È forse il messaggio progettuale più importante emerso durante la Technical Session.
Il rispetto dell’obbligo non implica automaticamente la sostituzione completa dell’impianto esistente.
Può essere possibile integrare una soluzione rinnovabile in grado di contribuire ai servizi interessati dalla verifica.
La soluzione dipenderà dall’edificio, dall’impianto esistente, dal clima, dalle caratteristiche dell’intervento, dalle possibilità di installazione, dalla regolamentazione regionale e dai risultati del calcolo energetico.
Prima di dichiarare che l’obbligo non è rispettabile bisogna quindi esplorare le alternative tecnicamente disponibili.
E se il 15% non è raggiungibile?
A quel punto entra in gioco la deroga.
Ma l’ordine dei passaggi è importante:
classifico l’intervento → individuo gli obblighi → progetto le possibili soluzioni → verifico i risultati → valuto l’eventuale deroga.
Non il contrario.
La deroga non è il punto di partenza del progetto.
Quando si può derogare agli obblighi sulle fonti rinnovabili?
La deroga richiede una verifica specifica e una motivazione tecnicamente sostenibile.
Tra gli aspetti affrontati dalla disciplina rientrano l’impossibilità tecnica, la non convenienza economica e le ulteriori verifiche prestazionali previste.
Dire semplicemente:
“Non posso installare una pompa di calore”
non equivale a dimostrare l’impossibilità tecnica di rispettare l’obbligo.
Bisogna verificare se esistano altre soluzioni tecnicamente applicabili.
Allo stesso modo, la non convenienza economica deve essere dimostrata attraverso un’analisi coerente, non semplicemente dichiarata.
La deroga diventa quindi una parte vera e propria dell’attività progettuale e deve essere adeguatamente documentata nella relazione tecnica.
RED III e secondo livello: il percorso corretto
Quando affrontiamo una possibile ristrutturazione importante di secondo livello, il percorso può essere sintetizzato così:
1. Calcolare la superficie disperdente interessata dall’intervento.
2. Classificare correttamente l’intervento.
3. Verificare se l’impianto termico viene modificato in modo tale da cambiare la classificazione.
4. Individuare gli obblighi sulle fonti rinnovabili applicabili.
5. Verificare il 15% sul QRHC, quindi su riscaldamento + raffrescamento.
6. Verificare separatamente la potenza elettrica minima da fonte rinnovabile.
7. Valutare le possibili soluzioni progettuali.
8. Solo se necessario, affrontare e documentare l’eventuale deroga.
La classificazione viene prima del calcolo.
E il calcolo viene prima della deroga.
In sintesi: cosa ricordare sul 15% nelle ristrutturazioni di secondo livello
Se devi ricordare quattro cose di questo approfondimento, sono queste.
Il 15% non è una generica percentuale di rinnovabile dell’edificio.
Nelle ristrutturazioni importanti di secondo livello riguarda riscaldamento + raffrescamento, quindi QRHC.
L’ACS non entra nello specifico rapporto del 15%.
Una fonte rinnovabile utilizzata esclusivamente per l’acqua calda sanitaria non risolve quindi questo requisito.
La potenza elettrica minima da fonte rinnovabile è una verifica separata.
Per questa categoria di intervento il riferimento è 0,025 × A.
Anche un intervento nato esclusivamente sull’involucro può far scattare gli obblighi.
Cambio serramenti e cappotto sono due esempi molto concreti.
Ed è proprio per questo che la RED III deve entrare nel progetto dall’inizio.
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Domande frequenti
Nelle ristrutturazioni importanti di secondo livello qual è la percentuale minima di rinnovabili?
Il requisito analizzato per le ristrutturazioni importanti di secondo livello è pari almeno al 15% dei consumi relativi ai servizi di riscaldamento e raffrescamento, quindi QRHC.
L’acqua calda sanitaria entra nel 15%?
No. Per questo specifico requisito della ristrutturazione importante di secondo livello vengono considerati riscaldamento e raffrescamento.
Il fotovoltaico basta per rispettare il 15%?
Non necessariamente. La potenza elettrica minima da fonte rinnovabile e la copertura del 15% del QRHC sono due verifiche differenti. Il risultato dipende inoltre dal modello energetico dell’edificio e dall’utilizzo dell’energia elettrica nei servizi considerati.
Il cambio dei serramenti può far scattare gli obblighi sulle rinnovabili?
Sì. Se la superficie interessata supera le soglie previste rispetto alla superficie disperdente lorda complessiva, l’intervento può essere classificato come ristrutturazione importante di secondo livello e comportare le relative verifiche sulle fonti rinnovabili.
Se intervengo su più del 50% dell’involucro sono automaticamente in primo livello?
No. Per distinguere primo e secondo livello deve essere considerato anche l’intervento sull’impianto termico. Il solo superamento del 50% della superficie disperdente non è sufficiente.
Se non riesco a raggiungere il 15% posso derogare?
La normativa contempla condizioni che possono consentire una deroga, ma questa deve essere tecnicamente ed economicamente verificata e adeguatamente documentata. Prima della deroga devono essere analizzate le possibili soluzioni applicabili al caso concreto.