Aggiornato a maggio 2026
Il 99,4% delle famiglie italiane ha un sistema per riscaldare la propria abitazione. Una copertura quasi totale, in costante miglioramento rispetto all’80% del 2013. Potremmo dire una storia di progresso ordinato.
Ma i dati sul come quel calore viene prodotto raccontano qualcosa di molto meno confortante. E se aggiungiamo il modo in cui la politica fiscale italiana distingue chi sceglie di investire nell’efficienza, la storia diventa direttamente imbarazzante: una pompa di calore ad alta efficienza e un cancello beneficiano della stessa aliquota di detrazione. Per un paese che produce in casa il 5,4% del gas che consuma, questa è decisamente una priorità mancata.
La fotografia attuale: il gas naturale domina ancora
Secondo le rilevazioni più recenti, il gas naturale copre il 50% dell’energia fornita per il riscaldamento residenziale in Italia. Al secondo posto si collocano le biomasse solide (legna e cippato) con il 28%, spesso presentate come “rinnovabili” ma con un impatto sulla qualità dell’aria tutt’altro che trascurabile, soprattutto nelle valli alpine e padane. I prodotti petroliferi, compresi i gasolio da riscaldamento ancora presenti nelle zone non metanizzate, pesano per l’8%. La cogenerazione contribuisce al 5%. Pompe di calore, solare termico e riscaldamento elettrico si spartiscono insieme circa il 2% del totale.
L’impianto autonomo è il sistema più diffuso: presente nel 79% delle abitazioni principali. Gli impianti centralizzati raggiungono la massima penetrazione nei capoluoghi di Città metropolitana (40,5%) e crollano al 6,1% nei comuni sotto i 10.000 abitanti. È una distribuzione che racconta anche la storia delle infrastrutture: i grandi condomini urbani hanno avuto storicamente l’accesso alle reti del teleriscaldamento, al distretto termico, alla riqualificazione di quartiere. Il piccolo comune di montagna, ancora oggi, scalda con la stufa a pellet o con il gasolio.

Le pompe di calore: quante sono e dove sono
Il dato che circola più spesso è quello di Assoclima (aprile 2026): circa 23 milioni di pompe di calore installate in Italia. Un numero che impressiona, ma che va letto con attenzione. La quasi totalità di quelle unità include i sistemi split tradizionali, acquistati principalmente per il raffrescamento estivo e usati in modalità riscaldamento in via secondaria, spesso stagionale.
I dati ISTAT 2024 confermano che il 40,4% delle famiglie dispone di un sistema caldo/freddo (contro il 32,6% del 2021), ma includono sia impianti centralizzati sia apparecchi singoli. Il 16,1% ha un impianto centralizzato o autonomo caldo/freddo; il 25,9% ha solo un apparecchio singolo. La diffusione geografica è disomogenea: le isole guidano con il 58,5% (dove il clima mite rende il raffrescamento attraente), il Nord-ovest è ancora al 34%.
Il mercato delle pompe di calore aria-acqua per il residenziale sotto i 10 kW ha registrato nel 2025 una lieve flessione del 4,4%. Crescono invece le macchine di media e grande taglia (tra i 18 e i 50 kW, +11,6%), trainate dai progetti PNRR e dagli interventi nel terziario e nelle grandi infrastrutture. Il mercato complessivo è passato da 2,65 a 2,79 miliardi di euro tra 2024 e 2025 (+6%), con proiezioni al 2030 che stimano un aumento dello stock installato del 60%, secondo lo studio commissionato da RX Italy all’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano.
Ma il confronto europeo brucia. La Norvegia conta 662 pompe di calore ogni 1.000 abitazioni. Finlandia, Svezia e Danimarca seguono a distanza ravvicinata. L’Italia, con il suo clima mite e il suo fabbisogno termico relativamente contenuto rispetto al Nord Europa, dovrebbe essere il mercato ideale per questa tecnologia. Non è così.
Il principale freno non è tecnologico. È economico, e ha un nome preciso: il rapporto tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas. Finché quel rapporto resterà superiore al valore di 2 (la soglia critica identificata dagli analisti per rendere la pompa di calore competitiva in bolletta), milioni di famiglie continueranno a scegliere la caldaia a gas per convenienza immediata, indipendentemente da qualsiasi incentivo.

Il nodo dell’indipendenza energetica: un problema strutturale
Qui la questione diventa politica, nel senso più serio del termine.
L’Italia produce internamente solo il 5,4% del gas naturale che consuma. Il picco produttivo fu nel 1997, con 19,2 miliardi di metri cubi; nel 2025 siamo a 3,4 miliardi. Il restante 94,6% arriva dall’estero attraverso gasdotti e terminali GNL. Nel 2025 le importazioni di gas sono aumentate del 3,6% rispetto al 2024. I consumi per usi civili (residenziale e terziario) hanno sfiorato i 27 miliardi di metri cubi, pari al 43% della domanda nazionale totale.
I fornitori sono cambiati dopo lo shock del 2022: l’Algeria guida oggi con il 34% delle forniture, seguita dal GNL (30% del mix), con gli Stati Uniti che coprono il 45% delle importazioni via nave (221 carichi nel 2025). La Russia è crollata all’1% circa. Ma la struttura di fondo non è cambiata: il calore che scalda le case degli italiani è quasi interamente acquistato sui mercati internazionali, a prezzi determinati da decisioni geopolitiche che non controlliamo.
Non è solo una questione ambientale. È una questione di sicurezza nazionale, di competitività industriale, di resilienza economica delle famiglie. Ogni pompa di calore installata al posto di una caldaia a gas riduce, anche di poco, quella dipendenza. Studi europei stimano che sostituire il 7% delle caldaie a gas in Europa potrebbe tagliare le importazioni di gas di 13 miliardi di metri cubi l’anno, quasi eguagliando le importazioni residenziali che arrivavano dalla Russia.
L’Italia, in questo contesto, scalda ancora le proprie case per il 50% con gas importato. La direzione è giusta, ma la velocità è lontana da quella necessaria.
Perché la politica fiscale non distingue tra una pompa di calore e un cancello
E poi è chiaro che la questione si fa politica. Qui c’è un nodo che a mio avviso racconta più di qualsiasi statistica lo stato della politica energetica italiana.
Dal 2025, in attuazione della Direttiva EPBD IV, le caldaie autonome a gas non sono più incentivabili. Un passo in avanti concreto e, a nostro avviso, necessario. Ma il quadro complessivo delle detrazioni è stato contemporaneamente rimodulato in modo che mi lascia perplessa.
Con la Legge di Bilancio 2025/2026, Ecobonus e Bonus Casa sono stati allineati alla stessa aliquota: 50% per l’abitazione principale, 36% per le seconde case. Questa aliquota si applica alla pompa di calore che sostituisce una caldaia a gas. Lo stesso dicasi per l’isolamento, per il fotovoltaico. Ma il punto è che si applica identicamente anche all’installazione di un cancello, a un intervento di tinteggiatura esterna, alla sostituzione di un pavimento.
Il Conto Termico 3.0, attivo dal dicembre 2025, corregge in parte la distorsione offrendo fino al 65% per le pompe di calore come contributo a fondo perduto diretto. Ma si tratta di uno strumento separato, con vincoli specifici e in ogni caso poco conosciuto.
Il risultato netto è che una tecnologia strategica per la decarbonizzazione, la sicurezza energetica e la riduzione dei consumi fossili viene incentivata con la stessa percentuale di base riservata a interventi che con la transizione energetica non hanno nulla a che fare.
La mia non è una accusa, ma una critica alla mancanza di gerarchia nelle priorità: se vogliamo davvero accelerare la sostituzione dei 19 milioni di caldaie a gas ancora installate negli edifici italiani, la leva fiscale deve essere disegnata per questa missione, non diluita come tutto il resto.
Il mercato si muove, i produttori investono, le famiglie cominciano a informarsi. Manca ancora la spina dorsale di una politica che dica chiaramente: questo è il percorso, queste sono le priorità, questi sono gli strumenti costruiti intorno ad esse.
Questa è la mia opinione. Per me che ragiono sui numeri. Mi interessa sapere anche la tua voce.
Ecco le fonti per l’articolo
ISTAT, Dotazioni energetiche delle famiglie, Anno 2024, ottobre 2025 https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/10/Report_Dotazioni-energetiche-delle-famiglie_Anno-2024.pdf
Legambiente, Riscaldamenti domestici: puntare ad impianti senza emissioni entro il 2030, febbraio 2022 https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/riscaldamenti-domestici-puntare-ad-impianti-senza-emissioni-entro-il-2030/
Assoclima / Elettrico Magazine, Nel 2025 la climatizzazione cresce, servono politiche coerenti, aprile 2026 https://elettricomagazine.it/attualita-news/assoclima-climatizzazione-cresce-servono-stabilita-politiche-coerenti/
Energy & Strategy Group, Politecnico di Milano / RX Italy, Pompe di calore in Italia: stato dell’arte e scenari futuri, aprile 2025 https://www.woltair.it/articoli/pompe-di-calore-in-italia-novita-e-scenari
QualEnergia, I consumi di gas in Italia nel 2025, febbraio 2026 https://www.qualenergia.it/articoli/consumi-gas-italia-2025-un-terzo-gnl/
European Heat Pump Association (EHPA), dati preliminari mercato europeo 2025, citati in: InfoBuild Energia, Pompe di calore, cresce l’Europa, Italia indietro, maggio 2026 https://www.infobuildenergia.it/pompe-di-calore-europa-mercato-in-crescita-italia-indietro/
Canale Energia, Climatizzazione 2025: il mercato italiano accelera verso la transizione, marzo 2026 https://www.canaleenergia.com/rubriche/efficienza-energetica/climatizzazione-2025-mercato-italiano-accelera-verso-transizione/
Mansarda.it, Ecobonus 2026: cosa comprende, marzo 2026 https://www.mansarda.it/leggi-e-regolamenti/ecobonus-2026-cosa-comprende/