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Efficienza dei pannelli radianti: da cosa dipende davvero?

Quando si parla di impianti radianti, il pensiero corre subito all'efficienza energetica. E non a torto: pannelli radianti a pavimento, parete o soffitto lavorano a basse temperature, si integrano perfettamente con le pompe di…

Quando si parla di impianti radianti, il pensiero corre subito all’efficienza energetica. E non a torto: pannelli radianti a pavimento, parete o soffitto lavorano a basse temperature, si integrano perfettamente con le pompe di calore e garantiscono elevati livelli di comfort.

Eppure, durante il calcolo energetico di una Legge 10, di una diagnosi energetica o di un APE, può capitare di trovare un rendimento di emissione inferiore a quanto ci si aspetterebbe.

Come è possibile?

La risposta si trova in uno dei parametri meno conosciuti della UNI/TS 11300: il fattore correttivo fj, utilizzato per valutare quanta parte del calore prodotto dai pannelli radianti viene effettivamente trasferita all’ambiente climatizzato e quanta invece viene dispersa verso altre direzioni.

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Perché un pannello radiante può perdere efficienza?

Un impianto radiante non trasmette automaticamente tutta l’energia termica verso il locale da riscaldare.

Una parte del calore può infatti disperdersi verso strutture che confinano con l’esterno o con ambienti non climatizzati. Per questo motivo la normativa introduce una correzione che tiene conto della stratigrafia reale nella quale sono posati i tubi del sistema radiante.

In termini semplici, l’efficienza dipende dalla capacità della struttura di indirizzare il flusso termico verso l’ambiente utile.

Più il calore viene convogliato verso il locale riscaldato, maggiore sarà il rendimento di emissione.

Più invece il calore trova percorsi alternativi verso l’esterno, maggiore sarà la penalizzazione introdotta nel calcolo.

Il ruolo della stratigrafia

Il fattore correttivo fj è influenzato dalle caratteristiche degli strati che si trovano sopra e sotto le tubazioni.

Un isolamento correttamente posizionato sotto il pannello limita le dispersioni verso il basso e migliora l’efficienza complessiva del sistema.

Al contrario, una stratigrafia non corretta o modellata in modo errato può generare perdite significative e peggiorare il rendimento calcolato.

Questo spiega perché due impianti apparentemente identici possano ottenere risultati molto diversi nelle verifiche energetiche.

L’errore più frequente nei software di calcolo energetico

Quando un impianto radiante presenta un rendimento sorprendentemente basso, il primo controllo da effettuare riguarda la posizione dei tubi all’interno della stratigrafia.

Se la profondità di posa viene inserita in modo errato e i tubi risultano collocati nello strato isolante o addirittura al di sotto di esso, il fattore correttivo fj diventa estremamente penalizzante e il software considera una quota di dispersione molto elevata.

È uno degli errori più comuni nella modellazione energetica degli edifici e può alterare sensibilmente i risultati di una Legge 10, di una diagnosi energetica o di una certificazione energetica.

Cosa controllare quando l’efficienza sembra troppo bassa

Prima di concludere che il sistema radiante sia inefficiente, verifica sempre:

  • la corretta stratigrafia del pavimento, della parete o del soffitto radiante;
  • la posizione reale delle tubazioni rispetto agli strati costruttivi;
  • la presenza di adeguato isolamento verso ambienti esterni o non climatizzati.

Molto spesso il problema non è l’impianto.

È il modello di calcolo.

La domanda del venerdì

Ti è mai capitato di trovare un rendimento di emissione dei pannelli radianti molto più basso del previsto?

Prima di modificare l’impianto, hai controllato la profondità di posa dei tubi?


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© Annachiara Castagna – Energia Positiva.

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L’autrice

Annachiara Castagna

Ingegnera edile specializzata in efficienza energetica, normativa tecnica e innovazione digitale. Da oltre quindici anni traduco la complessità normativa in conoscenza, metodo e strumenti operativi per professionisti e professioniste.

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