Quando si calcola il fabbisogno di acqua calda sanitaria per un APE, una Legge 10 o una diagnosi energetica, una delle domande più frequenti riguarda le superfici da considerare.
Molti professionisti e professioniste sono portati a pensare che il consumo di acqua calda sanitaria dipenda esclusivamente dai locali in cui l’acqua calda viene effettivamente utilizzata, come bagno e cucina. In fondo, è lì che si trovano docce, lavabi e lavelli.
La realtà normativa è però diversa.
Come si calcola il fabbisogno di acqua calda sanitaria
Secondo la UNI/TS 11300, il fabbisogno di acqua calda sanitaria (ACS) non viene determinato in funzione del numero di bagni o dei punti di erogazione presenti nell’abitazione.
Il metodo di calcolo prevede invece che il fabbisogno sia correlato alla superficie utile dell’intera unità immobiliare.
In altre parole, ai fini del calcolo energetico, non si considera soltanto la superficie dei locali serviti dai rubinetti, ma l’intera superficie utile dell’appartamento o dell’edificio.
Perché conta tutta la superficie dell’abitazione
La logica alla base della norma è quella di stimare il consumo di acqua calda sanitaria in relazione alla dimensione dell’abitazione e, indirettamente, al numero potenziale di occupanti.
Un appartamento di grandi dimensioni è infatti associato a un utilizzo potenzialmente maggiore dell’acqua calda rispetto a un alloggio più piccolo.
Per questo motivo il calcolo normativo non richiede di individuare stanza per stanza dove sia presente un punto di prelievo dell’acqua calda.
L’intera superficie utile contribuisce alla determinazione del fabbisogno di ACS.
Un esempio pratico
Immaginiamo un appartamento di 120 m² composto da:
- soggiorno;
- cucina;
- due bagni;
- tre camere da letto;
- corridoi e disimpegni.
Potrebbe sembrare corretto attribuire il fabbisogno di acqua calda soltanto ai bagni e alla cucina.
La UNI/TS 11300 non ragiona però in questo modo.
Nel calcolo energetico il fabbisogno di ACS viene determinato considerando l’intera superficie utile dei 120 m².
Le camere da letto, il soggiorno e gli altri locali concorrono quindi indirettamente alla determinazione del fabbisogno, anche se non dispongono di rubinetti o apparecchi sanitari.
L’errore più frequente
Uno degli errori più comuni consiste nel ritenere che l’acqua calda sanitaria debba essere associata esclusivamente ai locali in cui viene utilizzata.
Questo approccio porta a sottostimare il fabbisogno energetico necessario per la produzione di ACS e non è coerente con il metodo di calcolo previsto dalla normativa.
Quando si eseguono verifiche energetiche, APE o relazioni tecniche ex Legge 10, è quindi importante ricordare che il fabbisogno di acqua calda sanitaria è funzione della superficie utile dell’intera unità immobiliare.
In sintesi
Nel calcolo energetico degli edifici il fabbisogno di acqua calda sanitaria non dipende dal numero di bagni o dalla presenza di rubinetti nei singoli locali.
La UNI/TS 11300 lo determina in funzione della superficie utile complessiva dell’abitazione.
Se stai redigendo un APE o una Legge 10, non commettere l’errore di considerare soltanto bagno e cucina: per il calcolo dell’ACS conta tutta la casa.
Hai altri dubbi come questo? Si possono fare errori grossolani. Se vuoi fare chiarezza in qualche punto scrivimi! io ci sono.